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NEWS. per pazienti

CA MAMMELLA RECETTORI ORMONALI POSITIVI:STRATEGIA.

CA MAMMELLA RECETTORI ORMONALI POSITIVI:STRATEGIA. - Prof. Francesco Di Costanzo,

Il tumore della mammella rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile.
In Italia si registrano oltre 55.000 nuove diagnosi ogni anno, con un’incidenza in costante aumento, in parte legata al miglioramento dei programmi di screening e alla maggiore attenzione diagnostica.

Grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti, la prognosi è significativamente migliorata: la sopravvivenza a 5 anni è oggi superiore all’88–90%, con variazioni legate allo stadio alla diagnosi e alle caratteristiche biologiche del tumore.

Fattori di rischio e prevenzione

I principali fattori di rischio includono:

 età,

 familiarità e predisposizione genetica,

 esposizione prolungata agli estrogeni,

 sovrappeso (in particolare dopo la menopausa),

 sedentarietà e consumo di alcol.

Una quota di casi (circa 5–10%) è associata a mutazioni genetiche ereditarie, in particolare dei geni BRCA1 e BRCA2, che comportano un rischio significativamente aumentato e richiedono strategie di prevenzione e follow-up dedicate.

La diagnosi precoce, attraverso programmi di screening mammografico e controlli clinici regolari, rappresenta il principale strumento di riduzione della mortalità.

Trattamento e personalizzazione delle cure

Il trattamento del tumore della mammella è oggi altamente personalizzato e si basa su:

 stadio di malattia,caratteristiche biologiche del tumore (recettori ormonali, HER2,

indice di proliferazione),

 condizioni cliniche e preferenze della paziente.

Le opzioni terapeutiche possono includere chirurgia, radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia, terapie mirate e immunoterapia, utilizzate singolarmente o in combinazione, in fase adiuvante, neoadiuvante o metastatica.

Nelle forme avanzate o metastatiche, l’obiettivo del trattamento è controllare la malattia nel tempo, preservando la qualità di vita, grazie a terapie sempre più efficaci e meglio tollerate rispetto al passato.

Follow-up e qualità di vita

 

Carcinoma Gastrico: NEWS

Carcinoma Gastrico: NEWS - Prof. Francesco Di Costanzo,

Negli ultimi anni il trattamento del carcinoma gastrico e della giunzione gastro-esofagea in stadio avanzato ha registrato importanti progressi grazie all’introduzione dell’immunoterapia.

In particolare, l’associazione di immunoterapia (nivolumab) e chemioterapia come trattamento di prima linea ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza complessiva (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola chemioterapia, soprattutto nei pazienti con espressione del biomarcatore PD-L1.

Nivolumab è un farmaco immunoterapico che agisce bloccando il recettore PD-1, un meccanismo attraverso il quale il sistema immunitario viene “inibito” dalle cellule tumorali. In questo modo, l’immunoterapia consente al sistema immunitario di riconoscere e colpire più efficacemente il tumore.

Lo studio clinico di fase III CheckMate 649 ha dimostrato che i pazienti trattati con nivolumab in associazione alla chemioterapia presentano una sopravvivenza significativamente superiore rispetto a quelli trattati con la sola chemioterapia, con un beneficio clinico rilevante e duraturo nel tempo.

Dal punto di vista della sicurezza, l’associazione immunoterapia-chemioterapia ha mostrato un profilo di tollerabilità complessivamente gestibile, con effetti collaterali noti e monitorabili, se il trattamento viene seguito da un oncologo esperto.

Oggi, nei pazienti selezionati, l’immunoterapia in combinazione con la chemioterapia rappresenta una opzione terapeutica di riferimento nel trattamento del tumore gastrico avanzato, all’interno di un percorso di cura personalizzato sulla base delle caratteristiche biologiche della malattia e delle condizioni cliniche del paziente.

Carcinoma del colon-retto

Carcinoma del colon-retto - Prof. Francesco Di Costanzo,

 Nuove prospettive nel trattamento della fase avanzata  

In Italia si stimano oltre 49.000 nuove diagnosi ogni anno di tumore del colon-retto (circa 27.000 negli uomini e 22.000 nelle donne).
I decessi annuali sono circa 20.000, con una maggiore incidenza nel sesso maschile.

La sopravvivenza a 5 anni è pari a circa 66% per il tumore del colon e 62% per il tumore del retto, con valori simili tra uomini e donne. È documentata una minore sopravvivenza nelle regioni del Sud Italia, inferiore di circa il 5–8% rispetto al Centro-Nord, verosimilmente legata a fattori di prevenzione e accesso alle cure.

Fattori di rischio e prevenzione 

I principali fattori di rischio includono: 

 consumo elevato di carni rosse e insaccati,

 dieta ricca di farine e zuccheri raffinati,

 sovrappeso e sedentarietà,

 fumo di sigaretta ed eccesso di alcol. 

Tra i fattori protettivi rientrano: 

 consumo regolare di frutta, verdura e cereali integrali,

 adeguati livelli di vitamina D e calcio,

 attività fisica regolare. 

Alcune condizioni cliniche aumentano il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto, come la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn.
Una quota minoritaria dei casi (circa 2–5%) è legata a forme ereditarie, tra cui la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch, associate a mutazioni genetiche specifiche. 

Malattia avanzata e trattamenti 

Una parte dei pazienti, nonostante un intervento chirurgico radicale, oppure già alla diagnosi (malattia metastatica sincrona), può sviluppare metastasi, rendendo necessario un trattamento sistemico con chemioterapia, talvolta associata a chirurgia delle metastasi in casi selezionati. 

Nel tumore del colon-retto metastatico non resecabile, il trattamento con chemioterapia intensiva (FOLFOXIRI) associata a bevacizumab ha dimostrato risultati significativi in prima linea, migliorando il controllo della malattia rispetto ai regimi standard a due farmaci (FOLFOX o FOLFIRI).

Studi recenti hanno inoltre evidenziato che la reintroduzione di FOLFOXIRI anche dopo la progressione di malattia può offrire un ulteriore beneficio clinico in pazienti selezionati, rappresentando una strategia terapeutica innovativa. 

In particolare: 

  • la sopravvivenza globale mediana (OS) è risultata superiore con FOLFOXIRI rispetto alle doppiette (27,4 vs 22,5 mesi);

  • la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in prima linea è stata di 12,0 mesi rispetto a 9,8 mesi nei trattamenti di confronto.

 

BIOPSIE CON AGO SOTTILE CON MONITORAGGIO TAC/ECO

BIOPSIE CON AGO SOTTILE CON MONITORAGGIO TAC/ECO - Prof. Francesco Di Costanzo,

I professionisti che collaborano nell'equipe oncologica di Villa Donatello

Intervista al Dr. Citone Michele, Radiologia Interrventistica 

Villa Donatello- Sesto Fiorentino, Firenze

Non solo terapia, ma anche foto.....

Non solo terapia, ma anche foto..... - Prof. Francesco Di Costanzo,

“Oltre le cure tradizionali…  L’arte come terapia”

I pazienti recuperano fiducia se sui muri delle loro stanze ci sono immagini rasserenanti

Clicca sulla foto per collegarti al sito Photo art

Carcinoma della mammella : Intervista

Carcinoma della mammella : Intervista - Prof. Francesco Di Costanzo,

Tumore prostatico resistente alla castrazione: quale sequenza di terapia?

Nel tumore prostatico resistente alla castrazione metastatico (metastatic castration-resistant prostate cancer, mCRPC) la sequenza terapeutica successiva con abiraterone + prednisone seguita da una successiva terapia con enzalutamide evidenzia un tempo maggiore alla progressione in base al PSA e una percentuale maggiore di pazienti con risposta in termini di PSA rispetto alla sequenza terapeutica opposta. Enzalutamide,quindi può essere una terapia di seconda linea dopo la progressione dal trattamento con abiraterone + prednisone.  (Khalaf DJ et al.:  Optimal sequencing of enzalutamide and abiraterone acetate plus prednisone in metastatic castration-resistant prostate cancer: a multicentre, randomised, open-label, phase 2, crossover trial. Lancet Oncol. 2019 Nov 11).

Presso l'oncologia di Villa Donatello, utilizzo questo trattamento correntemente nei pazienti in trattamento e con queste caratteristiche.

FOLLOW-UP: cosa significa e dove farlo

FOLLOW-UP: cosa significa e dove farlo - Prof. Francesco Di Costanzo,
  

 

Con il termine follow-up oncologico si intende il periodo che segue la diagnosi di tumore e il completamento delle terapie oncologiche (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapie mirate o immunoterapia), durante il quale il paziente viene sottoposto a visite cliniche periodiche ed esami strumentali finalizzati alla diagnosi precoce di una possibile ripresa di malattia.

Nella maggior parte dei casi, il follow-up ha una durata di almeno 5 anni, con controlli programmati a intervalli regolari (generalmente ogni 4–6 mesi nelle fasi iniziali), modulati nel tempo in base al rischio individuale.
Le modalità del follow-up variano in modo significativo in relazione al tipo di tumore, allo stadio iniziale di malattia e ai trattamenti effettuati, sia per quanto riguarda la frequenza delle visite sia per la tipologia degli esami richiesti. 

Numerosi studi hanno dimostrato come questo lungo percorso di sorveglianza possa essere associato a importanti implicazioni psicosociali, incidendo sulla qualità di vita del paziente. È infatti comprensibile che il timore di una possibile recidiva o metastatizzazione generi ansia e stress, spesso accentuati dall’attesa degli esiti degli esami e delle visite di controllo.

Per questo motivo, riteniamo fondamentale che il follow-up venga affidato a un oncologo esperto, che possa garantire non solo l’appropriatezza clinica degli accertamenti, ma anche un rapporto continuativo e di fiducia con il paziente. La conoscenza approfondita della storia clinica e personale consente infatti di offrire un supporto più efficace anche sul piano psicologico ed emotivo, un aspetto che molti pazienti segnalano come carente a causa del frequente avvicendamento dei professionisti.

Per ogni neoplasia esistono linee guida scientifiche internazionali e nazionali che definiscono le corrette modalità di follow-up; tuttavia, è l’esperienza clinica e la relazione medico-paziente a rendere questo percorso realmente personalizzato e sostenibile nel tempo.

 

 

Come Riconoscere un melanoma

Come Riconoscere un melanoma - Prof. Francesco Di Costanzo,

 

Un clinico esperto esegue con la semplice osservazione una  diagnosi clinica di melanoma nel  70% dei casi. La regola A B C D E conserva la sua validità per l’autodiagnosi (A = asimmetria della lesione; B = irregolarità dei bordi; C = variabilità del colore; D = diametro di 5 o più millimetri; E = evoluzione della lesione nel giro di settimane o mesi). A questo possiamo aggiungere la microscopia ad epiluminescenza/dermatoscopia che determina un incremento della sensibilità del  90% e una specificità dell’80%, ma richiede personale molto esperto.

La microscopia confocale, secondo recenti studi, migliora ulteriormente l’accuratezza diagnostica. La diagnosi clinica di melanoma è generalmente difficoltosa ed è condizionata direttamente dall’esperienza del clinico con variabile sensibilità oscillante tra il 50 e l’85%.Nei casi dubbi eseguire l’asportazione della lesione ed esame istologico.

Melanoma Maligno

Melanoma Maligno - Prof. Francesco Di Costanzo,

 

 

Il melanoma è un tumore maligno della pelle meno frequente rispetto ad altri tumori cutanei, rappresentando circa il 4–5% delle neoplasie della cute, ma è la forma biologicamente più aggressiva, poiché responsabile della maggior parte dei decessi per tumori cutanei.

 

Negli ultimi decenni l’incidenza del melanoma è aumentata in modo significativo, soprattutto a causa di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti e di abitudini di vita non corrette. Tuttavia, grazie alla diffusione della prevenzione e alla diagnosi precoce, negli ultimi anni si osserva una stabilizzazione dell’incidenza e una netta riduzione della mortalità.

 

Diagnosi precoce e prognosi

 

Il miglioramento della prognosi è legato a diversi fattori:

 

  • maggiore attenzione ai cambiamenti dei nei o alla comparsa di nuove lesioni cutanee,

  • utilizzo di tecniche diagnostiche più accurate,

  • progressi nella chirurgia, inclusa la biopsia del linfonodo sentinella,

  • introduzione di terapie mediche sempre più efficaci.

 

Quando il melanoma viene diagnosticato nelle fasi iniziali, prima che si diffonda ad altri organi, le probabilità di guarigione sono molto elevate.
Circa l’85–90% dei pazienti con melanoma in fase precoce può guarire definitivamente con un trattamento adeguato.

 

Importanza dei controlli

 

Il riconoscimento tempestivo dei segnali di allarme (modifica di forma, colore, dimensioni di un neo, sanguinamento o comparsa di nuove lesioni) e l’esecuzione di controlli dermatologici periodici, soprattutto nei soggetti a rischio, rappresentano strumenti fondamentali per ridurre la mortalità legata a questa malattia.

 

Nei casi più avanzati, oggi sono disponibili terapie innovative, come l’immunoterapia e le terapie mirate, che hanno profondamente modificato la storia naturale della malattia, migliorando in modo significativo la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti.

 

Villa DonatelloVia Ragionieri,101. Sesto FiorentinoSesto Fiorentino FITel: +39 055 50975dicostanzofracesco.segreteria@gmail.com

Prof. Francesco Di Costanzo

Prof. Francesco Di Costanzo - Prof. Francesco Di Costanzo,

Non tutti gli esami sono sempre necessari. La scelta dipende dal tipo di tumore e dal momento del percorso di cura ed è sempre guidata dall’oncologo.

Prof. Francesco Di Costanzo - Prof. Francesco Di Costanzo,

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Prof. Francesco Di Costanzo - Prof. Francesco Di Costanzo,

COVID-19,: Non dimentichiamo chi ha perso la vita aiutando gli altri!

Prof. Francesco Di Costanzo,

Cerimonia di premiazione " Mario Luzi" Nottola-SI

Prof. Francesco Di Costanzo,

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